PROGRAMMA DELL'UNIONE
Il valore delle Istituzioni Repubblicane
In difesa dei valori della Costituzione
In ogni democrazia le istituzioni sono lo strumento fondamentale
per garantire i principali valori costituzionali: libertà,
partecipazione, pluralismo, equilibrio dei poteri.
Per questo le istituzioni sono di tutti: non possono essere modificate
in base a contingenze politiche o diventare oggetto di patteggiamenti
strumentali di una parte politica. Ogni progetto di riforma istituzionale
deve salvaguardare questi valori e promuovere la lungimiranza
delle scelte che si compiono, prevedendone le conseguenze di medio
e lungo periodo.
Sono principi basilari che non bisognerebbe neppure ricordare,
poiché fanno parte del DNA originario di ogni democrazia.
L’attuale maggioranza, però, li ha ripetutamente
e consapevolmente calpestati. Le istituzioni sono sempre più
in conflitto tra loro e piegate a fini egoistici. A questo si
aggiunge una riforma costituzionale incoerente che lacera il paese
e contrappone i territori con la cosiddetta devolution. L’interesse
nazionale viene affermato solo formalmente, ma manca qualunque
meccanismo che ne renda effettiva la tutela.
Una riforma, insomma, che non nasce da un patto costituzionale
tra tutte le rappresentanze politiche, come è nella tradizione
delle democrazie, ma da un accordo tra le sole componenti della
maggioranza. Il risultato sarebbe un sistema contraddittorio che
produrrebbe il caos istituzionale.
Ci siamo opposti in Parlamento a questa riforma e chiederemo
a tutti i cittadini di pronunciarsi contro di essa mediante il
referendum costituzionale. Ci opponiamo però non solo al
merito della riforma: anche il metodo di realizzazione l’ha
trasformata in una delle tante leggi ad personam, unico risultato
di cinque anni di governo.
Ci impegniamo innanzitutto ad assicurare e rispettare la stabilità
e la supremazia dei valori fondamentali della Costituzione che
sono alla base di una democrazia rappresentativa che sia trasparente,
solidale, efficace, in grado di guardare al futuro.
Non proponiamo quindi una “grande riforma costituzionale”,
semplicemente perché non ce n’è bisogno, e
perché ogni modifica della Carta Fondamentale deve essere
frutto del coinvolgimento di tutte le parti politiche e sociali.
Vogliamo invece tutelare i valori e diritti fondamentali e il
migliore funzionamento delle istituzioni. Queste proposte si possono
realizzare in larga parte con legge ordinaria, e la modifica di
alcune disposizioni costituzionali solo con riferimento ad innovazioni
specifiche.
Non vogliamo riscrivere la Costituzione ma tutelarla, anche elevando
il quorum necessario per modificarla, così da scongiurare
future riforme a colpi di maggioranza. Puntiamo soprattutto a
svilupparne i valori di fondo, arricchendo la partecipazione dei
cittadini, migliorando la trasparenza dell’azione di governo,
assicurando il pluralismo sociale e istituzionale.
La Costituzione si cambia insieme
L’attuale maggioranza di governo ha applicato alle istituzioni
una logica “proprietaria”. Proprio in scadenza di
legislatura il governo di Berlusconi ha inflitto due gravi colpi
al sistema costituzionale: il progetto di riforma della legge
elettorale e il disegno di riforma costituzionale.
Sono entrambi progetti elaborati senza alcun coinvolgimento dell’opposizione,
ma anzi contro di essa. La Costituzione e le istituzioni sono
diventate merce di scambio, usata per tenere insieme una coalizione
politica ormai priva di ogni collante ideale e progetto politico.
La legge costituzionale di riforma del Titolo V approvata nel
2001 riprendeva le proposte elaborate in seno alla Commissione
Bicamerale istituita nel 1997 con lo scopo di redigere un progetto
di riforma per una parte circoscritta della Costituzione.
Un progetto su cui maggioranza e opposizione avevano trovato
un largo accordo, venuto meno solo all’ultimo momento per
responsabilità dell’allora leader dell’opposizione
e attuale Presidente del Consiglio : una larga parte delle forze
politiche aveva partecipato alla elaborazione del testo di riforma,
approvandolo nel suo primo passaggio parlamentare, e una larghissima
parte delle istituzioni territoriali, di ogni colore politico,
ha fino all’ultimo condiviso l’opportunità
della sua approvazione.
Lo stravolgimento della Costituzione imposto dal centrodestra
è una somma di strumenti di propaganda che permettono ad
ogni forza politica di presentarsi al proprio elettorato con un
cavallo di battaglia senza alcun interesse per i rischi che corrono
le garanzie democratiche e l’universalità dei diritti
di cittadinanza , specialmente nelle aree più esposte del
Paese
E’ quindi prioritario ristabilire il principio della supremazia,
certezza e stabilità della Costituzione.
Crediamo innanzitutto che la Costituzione sia fonte di legittimazione
e limitazione di tutti i poteri, e ci impegniamo a ristabilirne
la supremazia, a presidio delle regole e dei valori fondamentali
della collettività.
A questa tutela uniamo precise garanzie per il futuro, per evitare
che future maggioranze di governo realizzino riforme costituzionali
senza ottenere un ampio consenso in Parlamento e nella società.
Modificheremo il quorum previsto dall’art. 138 della Costituzione
elevando la maggioranza necessaria per l’approvazione, in
seconda lettura, di leggi di revisione costituzionale. Questo
garantirà il raggiungimento di un ampio consenso, evitando
per il futuro riforme costituzionali approvate a colpi di maggioranza
evitando ogni confronto democratico.
Manterremo inoltre la facoltà di sottoporre a referendum
la legge di revisione costituzionale nel caso in cui lo chiedano
un quinto dei componenti di una Camera, o cinque consigli regionali,
o cinquecentomila elettori.
Tale proposta avrà carattere di priorità, e richiederà
un ampio accordo in Parlamento.
Partecipazione, rappresentanza e governabilità
Un sistema istituzionale democratico deve garantire, insieme,
la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, l’effettiva
rappresentatività delle istituzioni che prendono le decisioni
fondamentali per la vita associata, l’efficacia dell’azione
di governo per la tutela dei diritti dei cittadini e per la realizzazione
del programma sul quale ha ottenuto il consenso e l’adesione
della maggioranza degli elettori.
Il centrodestra non è riuscito ad assicurare, negli anni
in cui è stato al governo, nessuno di questi tre elementi
fondamentali. La partecipazione dei cittadini è stata ridotta
negli spazi e nei modi; la riforma elettorale potrebbe finire
per premiare la coalizione che prende meno voti, comprimendo il
rapporto tra elettore ed eletto e aumentando l’ingovernabilità
nella prossima legislatura.
Crediamo invece che partecipazione, rappresentanza e governabilità
siano valori fondamentali da preservare e garantire.
Puntiamo ad ampliare ed arricchire le occasioni di partecipazione,
anche rivitalizzando il referendum abrogativo: proponiamo per
questo di aumentare da 500.000 a 750.000 il numero di firme necessarie
per indire un referendum e di ridurre il quorum previsto per la
validità della consultazione alla metà dei voti
espressi nelle precedenti elezioni per la Camera dei Deputati.
Dovremo attivare anche strumenti nuovi che rispondano alla diffusa
esigenza di partecipazione, dimostrata dal successo delle Primarie
dell’Unione. Moltiplicheremo le occasioni di consultazione,
promuovendo la partecipazione dei giovani e favorendo la formazione
di un’opinione pubblica informata.
Incentiveremo e diffonderemo le esperienza di democrazia partecipata
a livello locale, favorendo il dialogo tra le istituzioni e i
soggetti della società civile.
Crediamo che lo strumento fondamentale per la rappresentanza
sia un sistema elettorale che consenta una scelta chiara e consapevole,
e che assicuri insieme la rappresentanza e la governabilità:
due valori che devono coesistere perché la prima senza
la seconda non assicura effettività alla scelta degli elettori
e la seconda senza la prima si trasforma in puro esercizio di
comando.
Non seguiremo l’esempio del centrodestra imponendo un “nostro”
sistema elettorale, ma lavoreremo per un sistema elettorale che
assicuri tutti questi valori.
Proponiamo inoltre di introdurre le necessarie modifiche all’ordinamento
vigente per superare l’attuale eccessiva frammentazione
dei sistemi elettorali regionali, che ha l’effetto di disorientare
i cittadini e di non assicurare in modo omogeneo su tutto il territorio
nazionale la coniugazione tra le esigenze democratiche di rappresentanza
e quelle di governabilità.
E’ necessario inoltre procedere alla razionalizzazione
delle scadenze elettorali, attraverso l’accorpamento delle
elezioni politiche e amministrative ravvicinate . Questa soluzione,
oltre a far conseguire risparmi non trascurabili, avrebbe anche
l’effetto di ridurre l’incentivo all’astensionismo
rappresentato dal fatto che troppo spesso i cittadini si vedono
chiamati alle urne a breve distanza dalle ultime consultazioni
, evitando anche che l’azione di governo ai vari livelli
sia condizionata negativamente da una campagna elettorale continua.
Oltre al sistema elettorale, per assicurare una connessione tra
rappresentanza e governabilità riteniamo indispensabili
alcune misure che rafforzino il Parlamento e rendano, al contempo,
più efficace l’azione di governo:
- l’attribuzione al Primo Ministro del potere di proporre
al Presidente della Repubblica la nomina e revoca di ministri,
viceministri e sottosegretari;
- una migliore regolamentazione della questione di fiducia, con
la previsione di specifici limiti al suo esercizio;
- la possibilità di sfiduciare il Primo Ministro solo attraverso
una mozione di sfiducia costruttiva, con l’esplicita indicazione
di un candidato successore.
Le garanzie istituzionali
In un sistema parlamentare, maggioranza ed opposizione hanno
ruoli distinti: la prima ha la responsabilità di governare,
la seconda di controllare l’azione di Governo e proporre
politiche alternative.
Per questo una Costituzione democratica deve definire nettamente
i limiti dei poteri del governo e della maggioranza, per tutelare
l’inviolabilità dei diritti e delle libertà
dei cittadini.
Il rafforzamento dell’esecutivo, che riguarda oggi tutte
le democrazie occidentali, richiede un parallelo rafforzamento
delle garanzie costituzionali e del ruolo del Parlamento.
Il centrodestra, in questi anni, non ha solo svolto un’azione
di governo inefficace, ma ha spesso aggirato o cancellato gli
strumenti posti a garanzia delle opposizioni, e quindi del confronto
e del pluralismo.
Il rischio è quello di uno squilibrio che porti alla "dittatura
della maggioranza". Questo rischio deve essere combattuto
riaffermando la necessità di equilibrio tra i poteri istituzionali
attraverso appositi checks and balances. Tale "dittatura
della maggioranza" sarebbe il naturale risultato della riforma
costituzionale presentata dal centrodestra: essa esautora completamente
il Parlamento, e sancisce il dominio assoluto del Premier su tutti
gli altri organi costituzionali.
In questo modo non si adegua il sistema delle garanzie costituzionali
ai mutamenti prodotti dall’introduzione del maggioritario,
ma se ne accentuano addirittura le disfunzioni, sacrificando i
diritti delle minoranze.
Per rafforzare le garanzie istituzionali eleveremo la maggioranza
necessaria per l’approvazione delle leggi di revisione costituzionale,
ammettendo in ogni caso la facoltà di sottoporre la legge
di revisione a referendum.
Prevedremo espressamente che il referendum si svolga con distinte
votazioni se la legge concerne diverse parti della Costituzione
o istituti tra loro distinti.
Eleveremo elevare la maggioranza necessaria per l’elezione
del Presidente della Repubblica, garante imparziale della Costituzione
e rappresentante dell’unità nazionale, e la maggioranza
necessaria per l’elezione dei presidenti delle Camere, in
modo da tornare alla convenzione che prevedeva una larga intesa
sulla designazione dei presidenti, tutelandone il ruolo di garanti
imparziali.
Eleveremo anche la maggioranza necessaria per l’approvazione
dei regolamenti alle camere.
Attribuiremo alla Corte costituzionale la potestà di decidere,
in ultima istanza, sulle controversie relative alla elezione dei
membri del Parlamento, sulla cause sopraggiunte di ineleggibilità
e sulla incompatibilità dei parlamentari e sulla incompatibilità
dei membri del Governo Dovremo inoltre assicurare strumenti per
tutelare le minoranze parlamentari, legittimandole a ricorrere
alla Corte costituzionale in caso di violazioni delle norme sul
procedimento legislativo.
Alle opposizioni spetterà la presidenza delle Commissioni
parlamentari cui sono attribuiti compiti ispettivi, di inchiesta,
di controllo o di garanzia, disciplinando con legge costituzionale
i limiti già imposti con legge ordinaria al potere di decretazione
d’urgenza del governo
Intendiamo poi riformare l’art. 79 della Costituzione in
materia di amnistia e indulto, per modificare l’attuale
quorum troppo alto e la sua applicazione ad ogni articolo della
legge relativa
Respinta la riforma costituzionale del centrodestra, proporremo
nuove modifiche costituzionale solo dopo la modifica dell’art.
138 della Costituzione, in modo da avere la certezza di una larga
intesa di tutte le forze rappresentate in Parlamento.
Un nuovo Senato per Regioni e autonomie
La riforma del Titolo V realizzata nel 2001 dal governo di centrosinistra
ha ristrutturato profondamente lo Stato in senso autonomistico
e pluralistico. La riforma federale, però, non si è
compiuta: il centrodestra non le ha fatto infatti seguire la predisposizione
degli strumenti necessari. Bisogna coinvolgere le autonomie territoriali
nella definizione dell’indirizzo politico nazionale.
Per fare questo è necessario completare la riforma superando
l’attuale bicameralismo paritario, ovvero istituendo un
Senato che sia camera di effettiva rappresentanza delle regioni
e delle autonomie.
Su questo punto la riforma costituzionale del centrodestra imbroglia
e complica le cose, appesantendo il procedimento legislativo sul
piano procedurale e creando un Senato “doppione” della
Camera dei Deputati, che consente l’eleggibilità
di candidati sradicati dal territorio di riferimento e non realizza
alcuna concreta rappresentanza degli enti locali
Noi intendiamo invece realizzare un efficace bicameralismo differenziato,
attraverso un Senato che sia luogo di effettiva rappresentanza
delle autonomie territoriali, titolare di competenze legislative
differenziate rispetto alla Camera dei Deputati.
Crediamo che i senatori debbano essere effettivi rappresentanti
degli interessi del proprio territorio, e che per questo debbano
essere espressione delle istituzioni rappresentative regionali
e locali. Per questo:
- i senatori devono essere eletti dal Consiglio Regionale e dal
sistema delle autonomie locali con procedimenti elettorali di
secondo grado;
- la composizione del Senato deve assicurare un numero minimo
di seggi ad ogni Regione;
- il Senato sarà organo permanente , in cui i senatori
seguano le sorti dei Consigli regionali e delle autonomie territoriali
che li hanno espressi, e siano quindi rinnovati a scadenze successive;
- il numero dei senatori sarà ridotto a 150.
Il procedimento legislativo si dovrà articolare in due
tipologie di leggi: una di competenza bicamerale, una di esclusiva
competenza della Camera.
Solo la prima tipologia prevede l’intervento decisorio del
Senato. Essa dovrà comprendere:
- leggi costituzionali;
- leggi per la determinazione dei livelli delle prestazioni dei
diritti sociali e civili;
- leggi di attuazione dell’art. 119 Cost., cioè relative
all’istituzione e disciplina del fondo perequativo e alla
destinazione di eventuali risorse aggiuntive o di interventi speciali,
nonché leggi recanti l’armonizzazione dei bilanci
pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema
tributario di cui all’art. 117, terzo comma, Costituzione;
- leggi recanti la disciplina degli organi di governo e delle
funzioni fondamentali degli enti locali;
- leggi che intervengono nelle materie di competenza delle Regioni,
quando siano in gioco interessi superiori della collettività,
l’unità giuridica o economica del Paese, l’uguaglianza
nell’esercizio dei diritti costituzionali.
Tutte le altre leggi saranno competenza della Camera dei Deputati
e il Governo dovrà ottenere la fiducia della sola Camera
. l nuovo senato verrà votato dai Consigli Regionali e
dai Consigli delle Autonomie Locali contestualmente all’elezione
della Camera dei Deputati della XVI legislatura.
Migliorare la riforma del Titolo V
L’azione del centrodestra sul federalismo è stata
contraddittoria: da un lato la propagandata ed imposta devolution,
dall’altro l’affossamento della riforma del 2001.
Quest’ultima è infatti rimasta inattuata nonostante
la pressante richiesta da parte delle Regioni e dei Comuni.
Lo Stato ha continuato a legiferare a tutto campo, come se la
riforma del 2001 non esistesse, ma senza svolgere i compiti che
davvero gli spettavano. I meccanismi di finanziamento, così
come i livelli delle prestazioni dei diritti sociali e civili,
non hanno avuto alcuna definizione.
Accanto a questa colpevole inerzia si è assistito a comportamenti
di un centralismo soffocante ed invadente. Il governo ha posto
tagli e vincoli alle risorse delle autonomie, negato il dialogo
tra livelli territoriali, impugnato con frequenza le leggi regionali,
spesso contro le regioni governate dal centrosinistra.
Per costruire un sistema che assicuri una Repubblica unitaria
e pluralista servono un importante investimento politico e organizzativo
ed un forte impegno a semplificare duplicazioni e sovrapposizioni.
Saranno necessarie anche alcune correzioni ed integrazioni alla
riforma approvata nel 2001, per una chiara attribuzione di funzioni
normative e amministrative e di risorse finanziarie.
Agiremo su due livelli:
- interventi normativi costituzionali, ordinari e di modifica
dei regolamenti parlamentari;
- piani d’azione amministrativi, per l’adattamento
degli apparati pubblici.
Intendiamo così giungere, entro la legislatura, ad un sistema
istituzionale autenticamente pluralista.
Come interventi di legge costituzionale proponiamo:
- una migliore definizione delle materie di esclusiva competenza
statale, che ricomprenda la disciplina dei rapporti di lavoro,
la tutela e la sicurezza del lavoro, l’ordinamento delle
professioni e delle comunicazioni, le norme generali sulle grandi
reti di trasporto e navigazione, il trasporto e la distribuzione
dell’energia;
- la previsione di una clausola generale che consenta al Parlamento
di intervenire con legge anche in materie di competenza regionale
quando siano in gioco superiori interessi della collettività,
quando si debba garantire l’unità giuridica o economica
del Paese o garantire l’uguaglianza dei cittadini nell’esercizio
dei diritti costituzionali; tale clausola permette di semplificare
l’art. 117 della Costituzione, abolendo la categoria di
competenza concorrente;
- un Senato che sia espressione delle assemblee regionali e degli
enti locali.
Come interventi di legge ordinaria proponiamo:
- l’adozione delle leggi di individuazione dei principi
fondamentali;
- la definizione dei livelli delle prestazioni per l’omogenea
garanzia dei diritti sociali e civili su tutto il territorio nazionale;
- il perfezionamento del sistema delle Conferenze attraverso il
potenziamento del ruolo della Conferenza unificata, per superare
l’attuale logica binaria;
- l’adeguamento del modello organizzativo dell’amministrazione
centrale, eliminando apparati che duplicano funzioni regionalizzate.
Per i regolamenti parlamentari proponiamo invece una modica che
miri all’integrazione della Commissione per le questioni
regionali prevedendo la partecipazione di Regioni ed enti locali,
nelle more dell’istituzione del Senato federale.
Come interventi di azione amministrativa proponiamo:
- l’introduzione di meccanismi di conciliazione tra i vari
livelli di governo;
- lo sviluppo della funzione di monitoraggio delle politiche e
l’implementazione dei grandi sistemi informativi, incentivando
la nascita dei sistemi regionali ;
- il completamento della riconversione dell’amministrazione
centrale che invece di ridursi è cresciuta.
Attuare il federalismo fiscale
Per realizzare il federalismo fiscale serve una finanza pubblica
equilibrata, che riconosca agli enti locali sufficienti risorse
ed autonomia, preveda la responsabilità finanziaria rispetto
ai saldi di gestione e supporti la solidarietà con meccanismi
di perequazione.
Questo è il quadro di principi fissato dal centrosinistra
nella riforma del 2001, e rimasto lettera morta sotto il centrodestra.
Il governo Berlusconi ha tagliato unilateralmente le risorse di
Regioni e Comuni con leggi finanziarie di impostazione centralistica.
Il centrodestra ha così paralizzato lo strumento più
importante per l’attuazione del federalismo: l’art.
119 della Costituzione, obbligando sindaci ed amministratori regionali
e locali a scegliere quali servizi ridurre o chiudere. In questo
modo le vittime sono i cittadini, che si vedono tagliare i servizi
a causa dell’incapacità del governo nazionale di
tenere la rotta sugli andamenti dei conti pubblici.
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